Lying upon the roofs

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Citri

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Più che naturale che gli abitanti della Magna Grecia immaginassero dèi marini che facevano ribollire le acque…

Il terrazzino dei gerani timidi (5)

I ricordi d’infanzia sciorinati con una cataratta di parole che raccontano episodi, quasi pennellate nervose e “secche” che compongono l’intero quadro di un universo visto con gli occhi solitari di una bambina. Il primo romanzo di Anna Marchesini si legge facilmente e scorre anche con una certa semplicità, tratteggiando velocemente alcuni personaggi e soffermandosi su tic e caratteristiche di un microcosmo paesano degli anni Cinquanta, analizzato ogni giorno dal gradino sul terrazzino con gli immancabili e tenaci e coriacei gerani. Ma.

Ma è un racconto che non porta da nessuna parte, un fluire di pensieri e di ricordi che però è fine a se stesso, non traccia niente e non vuole lasciare niente. Un insieme di parole, tante (troppe!) accuratamente scelte e l’uso abbondante di metafore creano un’atmosfera di sospensione, dove l’attesa viene evocata ma mai soddisfatta in una azione, un evento, una situazione memorabile, una chiave che dia senso a tutto il racconto.

Anna Marchesini, Il terrazzino dei gerani timidi, Rizzoli, Milano 2011. € 17,50

IL TASTO MELA

Vivo in un posto dove fare il grafico creativo è considerato meno di zero. Non si concepisce che per avere un qualsiasi lavoro che preveda l’utilizzo di un mezzo elettronico è necessario pagare, a progetto o a tariffa oraria. È opinione comune che un Mac, un Mac qualsiasi, abbia bisogno della sola pressione di un dito qualsiasi su uno qualsiasi dei tasti per ottenere un risultato strabiliante, una pubblicità a livelli toscaniani, un progetto renzopianeggiante, una pubblicazione patinatissima.

Io sono convinta che la deriva Apple verso il marketing irresponsabile e selvaggio che ha rovinato l’esistenza a un’intera categoria è iniziata nell’esatto momento in cui dalle tastiere è sparito questo simbolo qua:

Quattro parole in croce

L’educatrice accompagna in treno i tre quindicenni per il campo estivo sulle Dolomiti. Un’ora per spiegare – ad alta voce così tutta la carrozza può partecipare – come sarà il campo, con i gruppi per fasce di età, con tutti gli orari e le regole del pranzo e della cena, gli orari della doccia e della siesta, due primi e due secondi a scelta ma se proprio c’è qualcosa che non potete mangiare o non vi piace c’è sempre la pasta in bianco o al pomodoro. Ma in genere sono tutte cose buone e sfiziose. E poi le attività ricreative. Le sette meraviglie. E anche attività sportive e inglese. Vi divertirete tantissimo.

Si passa agli inevitabili cruciverba, che fino a Trento la strada è lunga. L’opera con Agamennone. Uhm… Passiamo avanti. Alena showgirl. Seredova! la ragazza di Buffon. Bravi, bene. Compositore di versi. Uhm, no, questa no. Avanti? La Barbera attrice. Anna Maria! quella che fa Sconsolata… E così via fino a Bologna, dove scendono per il cambio treno.

Il campo sulle Dolomiti sarà pure di attività sportive e di inglese, ma un minimo di cultura di base serve anche per le parole crociate. C’è futuro per questo Paese?

Summertime

I vestitini glam delle signore col mito dell’eterna trentacinquina, occhi superciliati e sgranati per camuffare la miopia e con i volti lucidi di creme e l’abbronzatura naturale come i fruttini di plastica delle esposizioni dei mobili, gli uomini in canotta o tshirt stampata e immancabili bermuda a quadri bianco e blu e le trendy giovanilissime sneakers  in tinta, bambini sempre più urlanti in crisi di astinenza da facebook, adolescenti col ciuffo davanti agli occhi e magliette sbracalate, ragazze a vita bassa tutte uguali, col rimmel e l’eye liner e i capelli lisci lunghi scalati come piccoli puffi vaganti nei mercatini notturni (o annoiate dietro ai genitori alle sagre enogastronomiche con l’immancabile smartphone a messaggiare alle amiche “o raga xkè… k pllllllll! lol!”), la mania del cagnolino di piccola taglia e di trattarlo come un figlio piccolo da portare in braccio quando c’è troppa gente, la musica degli stabilimenti balneari che di giorno spara techno e la sera revival anni 50 e 60, gli immancabili trenini briscittebardòbardò briscittepeiòpeiò, il tucatuca e comebbellofarlamoredatriesteingiù (il massimo è stato alle due di notte pupo con gelatalcioccolato dolceunposalato ungelatoalciò ccolàto) e il panorama dei concerti di piazza che hanno raggiunto l’apoteosi con peppino di capri o marcello di antonio & marcello.

Il pranzo di pesce fritto con l’olio dell’anno scorso ma sulla terrazza fronte mare dello stabilimento, le mamme urlanti “no, il checciàp no che ti fa male!” e poi vai con il sacchetto di patatine e doppio gelato con la frittella, la lotteria di mezzanotte e il bingo delle dodici e mezza, i fuochi di ferragosto sul mare che fanno levare gli “oooooooh!” collettivi a ogni scoppio di luci, quelli che per vedere meglio tirano fuori la barca a vela perché sennò che ce l’ho a fare se non mi metto in prima fila a vedere la festa, gli imbonitori dei mercatini che – ancora! – vendono piatti miracolosamente infrangibili o le forbici a cinque lame o l’immancabile folletto, i serissimi venditori africani con oggetti che sanno meno di made in china che guardano gli zombi passeggiatori con aria perplessa e intorno alle undici di sera hanno perso il loro proverbiale sorriso dato che per fargli tirare fuori un euro bisogna faticare una nottata intera.

La gelateria  “in” piena fino all’inverosimile e quella subito dietro vuota come la mia testa appena sveglia nonostante il gelato sia decisamente migliore, il bar trendy con ragazzi trendy e musica trendy e davanti, sulla piazzetta, il trio girl band unn po’ rock un po’ pop un po’ punk e un po’ trash, in mezzo a tutto questo nessuno che passeggi mano nella mano, o che osservi quello che sta guardando fossero anche le statuine della madonna barometriche (mantello rosa piove, mantello azzurro bel tempo).

Le previsioni del tempo che se piove è un’estate di merda e se c’è sole e  fa caldo è un’estate di merda ma tanto uno ti dice una cosa e l’altro te ne dice un’altra e comunque ti alzi la mattina e vedi che tempo fa, i servizi di costume dei tg con la dieta per il mare, quella dopo il mare, quella che la frutta fa benissimo ma anche la verdura ma anche la pasta e il betacarotene basta non esagerare,  i telefilm polizieschi tedeschi ingessati neanche fossero in una colata di cemento, i beach movie e i film romantici a lieto fine sempre tedeschi (con la ragazza triste ma serena che si accontenta della vita e di quello che le dà – gerani, un bel prato, la mamma premurosa e la sorellina carina e un po’ pestifera – e il baldo giovanotto figlio dei possidenti terrieri con mamma arcigna e babbo in affari che dopo varie peripezie finalmente si baciano e titoli di coda), gli immancabili rispolveri di liz taylor, vittorio gassman, audrey hepburn e tognazzi (a-ha avete mancato la centomiliardesima riproposizione di sissi) in una fossilizzazione degli anni 50 che ci obbliga a stare sessant’anni indietro.

Ecco. Evitare tutto questo nelle mie tre settimane di ferie non ha prezzo.

Coppie

Gazpacho andaluz

Le sperimentazioni culinarie hanno prodotto questo ottimo gazpacho secondo la ricetta base andalusa.

Non è bellissimo? (e anche buonissimo…)

Ossimoro plantare

Camminiamo al frescolino notturno di questa strana estate che sembra tarata sul clima dell’India monsonica, quando ci imbattiamo in altri vacanzieri domenicali nella zona di mare. Una signora in particolare attira la mia attenzione. Vabbè che ha rinfrescato, vabbè che c’è umidità, ma la gonna sotto al ginocchio in nappa grigia, la maglietta di cotone a maniche lunghe sempre grigia ma un’altra tonalità e soprattutto gli stivali a infradito scamosciati in tinta mi hanno sopraffatto. Abbiamo iniziato a ondeggiare insieme, le barche del porticciolo turistico e io.

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